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Nicaragua-Italia: la rottura delle relazioni diplomatiche tra diritto internazionale e attualità

Proiezione della Terra

La rottura delle relazioni diplomatiche: cosa prevede il diritto internazionale

Il 16 luglio 2026 il governo del Nicaragua ha annunciato l'interruzione delle relazioni diplomatiche con l'Italia. Prima di ricostruire i fatti che hanno condotto a questa decisione, vale la pena richiamare che cosa significhi, sul piano giuridico, la rottura delle relazioni diplomatiche tra due Stati, un istituto disciplinato principalmente dalla Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche.

L’articolo 2 della Convenzione stabilisce che l'instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Stati e l'invio di missioni diplomatiche permanenti avviene per mutuo consenso. Lo stesso principio vale, specularmente, per la loro interruzione: uno Stato può decidere, in via unilaterale e come atto di sovranità, di rompere le relazioni diplomatiche con un altro Stato, senza che sia necessario il consenso della controparte. Si tratta di una prerogativa politica prima ancora che giuridica, spesso utilizzata come strumento di pressione o come reazione a una crisi bilaterale ritenuta grave.

L'articolo 45 della Convenzione di Vienna disciplina le conseguenze pratiche della rottura: lo Stato accreditante deve poter contare sul rispetto e sulla protezione, anche in caso di conflitto armato, dei locali della missione, nonché dei suoi beni e archivi. Lo Stato ricevente è tenuto a rispettare e proteggere tali beni e può autorizzare la la custodia dei beni a uno Stato terzo accettabile per entrambe le parti. Lo stesso meccanismo si applica alla tutela degli interessi dello Stato accreditante e dei suoi cittadini, che può essere affidata a uno Stato terzo di gradimento dello Stato ricevente. E’ il meccanismo, ben noto alla prassi diplomatica, della cosiddetta "potenza protettrice".

Un punto che merita di essere chiarito, perché spesso frainteso anche nel dibattito pubblico, riguarda la sorte delle relazioni consolari. La rottura delle relazioni diplomatiche non comporta automaticamente anche la cessazione delle relazioni consolari. Lo prevede espressamente l'articolo 2, paragrafo 3, della Convenzione di Vienna del 1963 sulle relazioni consolari, il quale stabilisce che l'interruzione delle relazioni diplomatiche non implica, di per sé, l'interruzione di quelle consolari. Le funzioni consolari, quindi, possono in linea di principio proseguire anche in assenza di rapporti diplomatici, salvo naturalmente una diversa e più radicale decisione degli Stati interessati.

Un'ultima notazione tecnica riguarda l'esercizio delle funzioni diplomatiche o consolari da parte di uno Stato terzo, per conto dello Stato che ha interrotto i rapporti. Anche questa possibilità, prevista sia dalla Convenzione del 1961 sia da quella del 1963, richiede sempre il consenso dello Stato di residenza, ossia dello Stato ospitante: nessuno Stato terzo può rappresentare gli interessi di un altro Paese sul territorio di uno Stato senza che quest'ultimo vi acconsenta espressamente. E’ una regola che tutela la sovranità territoriale dello Stato ricevente e che, in concreto, spiega perché le "potenze protettrici" siano normalmente concordate tra le parti in crisi, e non imposte da una di esse.

Come si è arrivati alla rottura tra Nicaragua e Italia

La crisi diplomatica tra Roma e Managua è esplosa nella seconda metà di luglio 2026, ma affonda le radici in un caso giudiziario che l'Italia porta avanti da decenni: quello di Alessio Casimirri, ex membro delle Brigate Rosse condannato in via definitiva per il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta, nella strage di via Fani del 1978. Casimirri vive da oltre quarant'anni in Nicaragua, dove ha ottenuto la cittadinanza. Proprio la cittadinanza nicaraguense costituisce, secondo quanto riportato dalla stampa, uno degli ostacoli principali alle numerose richieste di estradizione presentate nel tempo dall'Italia, tutte respinte: la Costituzione del Nicaragua vieta infatti l'estradizione dei propri cittadini.

Negli ultimi giorni successivi l’On. Ministro Tajani ha ribadito la richiesta di estradizione, definendo Casimirri l'assassino di Aldo Moro e giudicando "ingiusto e inaccettabile" che continui a godere di protezione.

La reazione di Managua non si è fatta attendere. Il 16 luglio il Ministero degli Affari Esteri nicaraguense ha diffuso, tramite il canale governativo El 19 Digital, una nota nella quale le dichiarazioni di Tajani vengono definite "ingiustificate, aggressive e irresponsabili" e bollate come una manifestazione di "arroganza europea" lesiva della dignità del popolo e del governo nicaraguensi. Sulla base di queste premesse, il Nicaragua ha comunicato all'Italia, e in particolare al Ministro Tajani, la propria intenzione di interrompere ogni relazione diplomatica con il governo italiano, precisando che sarebbero state avviate le procedure necessarie a dare attuazione a quella che viene definita una "decisione sovrana".

La Farnesina, dal canto suo, ha confermato la crisi diplomatica ribadendo che l'Italia continuerà a improntare la propria azione estera al rispetto del diritto internazionale, del dialogo e della tutela dei valori democratici, restando aperta al confronto con tutti i Paesi nel rispetto e nella difesa dei principi di giustizia e libertà. Il governo italiano ha ribadito, al contempo, l'intenzione di continuare a chiedere che Casimirri risponda davanti alla giustizia italiana per i reati di cui è stato riconosciuto colpevole.

Va precisato, per chiarezza, un punto che nella narrazione mediatica di questi giorni è stato talvolta invertito: non è l'Italia ad aver rotto le relazioni diplomatiche con il Nicaragua, ma è Managua ad aver annunciato l'interruzione dei rapporti in reazione alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri italiano. Resta da vedere quale sarà, nelle prossime settimane, l'evoluzione formale della vicenda sul piano dell'attuazione pratica, comprese le questioni relative al personale diplomatico, ai locali delle rispettive rappresentanze e all'eventuale individuazione di una potenza protettrice, secondo i meccanismi previsti dalle Convenzioni di Vienna appena richiamate.

Esistono precedenti?

La crisi con il Nicaragua viene descritta da diverse fonti come una rottura senza precedenti nella storia, pure segnata da tensioni, dei rapporti bilaterali tra Roma e Managua. Se si allarga lo sguardo alla storia diplomatica italiana nel suo complesso, tuttavia, non mancano episodi di interruzione delle relazioni diplomatiche con altri Paesi.

Il precedente più risalente riguarda proprio gli Stati Uniti: nel 1891 il governo italiano interruppe le relazioni diplomatiche con Washington, arrivando a valutare, sia pure per un breve periodo, l'ipotesi di un conflitto armato, in seguito al linciaggio di undici cittadini italiani avvenuto a New Orleans, in Louisiana, e rimasto impunito. Si trattò di uno dei primi casi, nella storia dell'Italia unita, in cui la rottura dei rapporti diplomatici venne utilizzata come reazione a una grave violazione subita dai propri cittadini all'estero, in assenza di un'adeguata risposta giudiziaria da parte dello Stato ospitante.

Un secondo, più noto precedente riguarda ancora gli Stati Uniti, e coincide con il periodo in cui i due Paesi si trovarono su fronti opposti nel secondo conflitto mondiale: le relazioni diplomatiche tra Roma e Washington furono interrotte dal 1941 al 1943, in conseguenza dello stato di guerra, per essere poi ristabilite dopo l'armistizio e il mutamento di campo dell'Italia.

Questi precedenti, per quanto risalenti e maturati in contesti storici molto diversi da quello attuale, restano un utile termine di paragone: mostrano come la rottura delle relazioni diplomatiche sia uno strumento che l'Italia ha conosciuto in passato principalmente in situazioni di conflitto bellico o di gravissima violazione dei diritti dei propri cittadini all'estero, e non, se non nel caso più recente, come reazione a uno scontro verbale tra rappresentanti di governo su una singola vicenda giudiziaria, per quanto delicata e carica di significato simbolico come quella legata alla strage di via Fani e all'omicidio di Aldo Moro.

 

Articolo aggiornato al 22 luglio 2026, sulla base delle informazioni disponibili a questa data. Gli sviluppi della vicenda, compresa l'eventuale attuazione formale della rottura da parte nicaraguense e le conseguenze sul piano delle rispettive rappresentanze diplomatiche e consolari, potranno essere oggetto di successivi approfondimenti.

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